Settorialità si, settorialità no

Settorialità si, settorialità no

Premessa:
I settori, i comparti in cui operiamo, l’alta frequenza di profili con competenze tecnico-professionali specialistiche in svariati campi, non solo di
natura strettamente tecnica ma in forte connessione coi prodotti (caratteristiche funzionali, di modalità d’uso, campi d’attività e relativa evoluzione),
ci porta ad operare con una forte impronta verso la “settorialità”. Un “nostro approccio” che vede la centralità delle cosiddette hard skills, spesso
“conditio sine qua non” per interpretare il ruolo. Hard skills o competenze chiave abbinate a soft skills e doti personali, quest’ultime spesso
determinanti, perchè caratterizzanti le azioni, la decisionalità propria di moltissimi manager. Considerazioni importanti ma non generalizzabili, anzi.

Laddove il valore tecnico (prodotti, servizi) non sia importante, ampi sono gli spazi per Candidature provenienti da altri settori. Ampia apertura
quindi a figure che hanno un forte spirito d’adattamento all’identità ed ai valori dell’azienda, vogliose e determinate ed anche pronte a cambiamenti
radicali, caratterizzate dalla voglia di rimettersi in gioco, grazie, in ogni caso a capacità e risorse per eccellere.

Tornando alla “settorialità” le esperienze reali, la nostra quotidianità, ci portano però ad evidenziarne i seguenti importanti aspetti:

  •  La maggior, se non determinante, facilità ad introdursi in certi mercati in cui risulta centrale la conoscenza a certe organizzazioni
    commerciali. Grazie alla conoscenza dell’andamento e delle dinamiche di “quel” mercato, condizione per un veloce contributo
    all’organizzazione;
  •  L’importanza di conoscere a fondo le aziende di “quei mercati”, i competitors ed il loro livello d’offerta (prodotti, relative caratteristiche
    tecniche-tecnologiche, modalità d’impiego o uso, anche a livello evolutivo, servizi accordati, prezzi);
  • Conoscere, per esperienza, le attese dei clienti, non solo sui prodotti, ma anche sulle attese dei servizi nel pre- post vendita;
  •  Possedere quelle conoscenze, quelle esperienze che permetterebbero una certa ripetibilità di azioni di successo già sperimentate. Azioni
    spesso “innovative”, nuove, originali per la nuova azienda. Potendo agire in tempi rapidi percorrendo strade, simili, già percorse.

Alcuni veloci esempi:

  • Settorialità non vincolante a volte sul prodotto in sé, ma determinante per il cliente ad esempio la conoscenza del prodotto caffè da parte dei referenti commerciali della grande distribuzione, è molto meno vincolante rispetto al cliente Horeca (barista) che del prodotto deve conoscerne
    miscele, gusti, estrazione, ecc;
  • Nell’ambito della macchine-apparecchiature elettromedicali un conto è il commerciale che si misura con distributori e clienti finali, un
    conto sono le particolarità e le conoscenze riconducibili a chi deve operare, nella vendita, verso le strutture e gli attori del servizio
    sanitario (conoscenza degli specifici ambienti, relazioni preparazione e conduzione di gare, offerte);
  • Lo sviluppo di proposte commerciali di macchinari o impianti con soluzioni strettamente collegate ai processi ed alle tecnologie presenti
    presso i loro clienti, richiede la forte preferenzialità di settore;
  • Non poche realtà spingono la settorialità oltre ad una provenienza generale; la proposta, le relazioni con clienti-attori di certi prodotti di
    nicchia richiedono peculiarità di ”esclusività”;
  • Le conoscenze tecnologiche , con la stretta connessione produzione-prodotti in ragione soprattutto alle diverse esigenze di clienti
    strategici, impongono una provenienza di settorialità.

 

Commenti, opinioni e consigli sono per noi elementi fondamentali, solo il confronto attivo ci permette di comprendere meglio attese e bisogni.

 

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